sabato 22 agosto 2015

Emozione pura



All’inizio l’avventura è stata 

guardare una cartina, preparare lo zaino, caricare la macchina e partire. 
Da sola. Vagante. Alla ricerca di risposte. Alla ricerca dell’avventura stessa. 

Poi le prime gocce di pioggia sopra la tenda, il primo pasto frugale, la frontale ed un libro. Il fruscio delle foglie sotto la mano del vento, i rumori soffusi della notte e la luce assordante dell’alba. 

Non era ancora avventura. 

La fatica di camminare, allora, e di inerpicarmi per la via meno logica, non per raggiungere la meta ma piuttosto per trovare qualcosa lungo la strada. 

Non era abbastanza. 

Tutto regalava momenti di gioia, ma pur sempre momenti. Il viaggio si stava lentamente spostando da una dimensione fisica ad una metafisica: era il cammino di chi vuole andare oltre, scoprire cose fuori e dentro se stessi. Forse ero troppo vicina a casa, forse avrei dovuto andare più lontano, dove il mondo è diverso e sa insegnare.


Poi quando sbucata da una notte insonne, uscendo dalla tenda, mi sono ritrovata con le pupille nelle tue, quasi a dialogare coi tuoi occhi grandi, a strisciare a terra per poterti toccare, a rispettare il tuo timore e a godere di quel reverenziale silenzio, ho capito che era giunto il momento di tornare a casa. 

Tu, che invano avevi tentato di mangiarti la mia tenda e forse anche me, mi avevi regalato 
quell’istante di emozione pura che andavo cercando e che ora io chiamo avventura.

 Tanta strada per poi scoprire che l’avventura non era andare, fare, spingersi oltre l’immaginabile. 

L’avventura è un privilegio di chi, semplicemente, ha imparato a vedere.

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